Ricorre oggi il 100° anniversario della nascita di Nelson Mandela

L’educazione è l’arma più potente che si può usare per cambiare il mondo (Nelson Mandela).

Cento anni fa (il 18 luglio 1918), a Mvezo, in Sudafrica, nasceva Nelson Rolihlahla Mandela. Molto è stato scritto su di lui, sulla sua attività e sui tanti contributi e spunti di riflessione che ci ha lasciato. Personalmente, anche io (nel mio blog) a suo tempo ho scritto diverse cose. Proprio da questo, riprendo un post che scrissi l’11 dicembre 2013, all’indomani del suo funerale.

Lo spunto era dato dal discorso tenuto dall’allora Presidente americano Barack Obama, il quale invitava tutti ad una riflessione: “Con onestà ed indipendentemente dalla nostra posizione o dalle circostanze della nostra vita, dobbiamo chiederci: quanto bene ho applicato queste lezioni [NdA. date dalla vita e dall’attività di Mandela] nella mia stessa vita?”.

Questa riflessione è stata al centro dei temi che ho trattato nel corso di una vecchia puntata della mia trasmissione a Radio Godot (all’epoca si intitolava Godot Pride). Riporto oggi, a quasi cinque anni di distanza, il monologo che ho scritto per chiudere la trasmissione.

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Stasera ho dedicato la puntata ad un grande uomo; ad un leader che a mio avviso rappresenta un esempio per tutti noi… una cosa che in particolare mi ha sempre colpito è capire come abbia fatto a resistere 27 anni in carcere, sotto le pressioni di ogni genere da parte di un regime che dire inumano è dire davvero poco…

Mantenendo la stessa grinta, non erosa dal tempo e dall’età che avanzava, ma anzi cresciuta, insieme alla determinazione di essere forte, essere più forte del destino, degli uomini e del loro maledetto razzismo…

Come ha spiegato lo stesso Mandela, durante il periodo del carcere, c’è stata una poesia in particolare che ha segnato la sua vitae che gli ha dato una grande forza nei momenti più difficili… sto parlando di Invictus, poesia del poeta Britannico William Ernest Henley, del 1875.

Il titolo Invictus (dal latino “invincibile”) è stato aggiunto in seguito, dato che la poesia in origine non aveva in realtà un titolo…

All’età di 12 anni, Henley rimase vittima del morbo di Pott, una grave forma di tubercolosi ossea. Nonostante ciò, riuscì a continuare i suoi studi e a tentare una carriera giornalistica a Londra. Il suo lavoro, però, fu interrotto continuamente dalla grave patologia, che all’età di 25 anni lo costrinse anche all’amputazione di una gamba per sopravvivere.

Henley tuttavia non si scoraggiò e continuò a vivere per circa 30 anni con una protesi artificiale, fino all’età di 53 anni.

Henley ha scritto questa poesia sul letto di ospedale e questa, come dicevamo, è stata per Mandela di grande conforto del suo continuare la vita in prigione nell’arco di 27 lunghi, lunghissimi, anni.

La poesia è stata presa come fonte d’ispirazione per l’omonimo film di Clint Eastwood… e di questa vorrei leggervi la parte conclusiva, quella più intensa ed emozionante:
Non importa quanto angusta sia la porta,
Quanto impietosa la sentenza,
sono il padrone del mio destino;
il capitano della mia anima…

E con il sottofondo delle note del tema principale della colonna sonora del film Invictus, vorrei dedicare questi versi ai cinici, alle persone che si lamentano, che pensano che il mondo ce l’abbia con loro, a quelli che “tanto lo so che non ce la faccio, lo so come va a finire”…

Probabilmente è banale quello che dico e sembrerà un “pippone” moralista da mese di dicembre, ma vorrei dedicare a queste persone un sorriso, il sorriso dato dall’esistenza di un grande uomo che, con il suo esempio, rappresenta in qualche modo una luce, una guida per tutti noi, ogni giorno…

E sono sicuro che anche lui abbia pensato nella sua vita che in fin dei conti non ha fatto nulla di speciale, ha solo creduto in un sogno, che poi in fin dei conti è il sogno dell’umanità… partecipare alla costruzione di una società, e viverci degnamente, senza prevaricare nessuno, ma avendo la possibilità di vivere appieno la propria esistenza, semplicemente per esserci…

Ecco… ritengo anche che non serva essere come Mandela, non serve avere la sua grandezza per cambiare il mondo, basta semplicemente avere la volontà di prendere in mano la propria vita e di farne qualcosa di originale, qualcosa di unico…

Cominciare a farsi qualche domanda e non seguire le cose, tanto per farlo, ma ricordando a noi stessi che noi e soltanto noi “siamo i capitani della nostra anima” e non dobbiamo permettere a nessuno di rubarci la guida della nostra vita, o peggio rubarci la nostra anima…

Questo è l’insegnamento che vorrei lasciare ai miei figli… a pensare con la propria testa, a trovare i propri colori e cercare di pitturarli nel mondo al meglio possibile, nel rispetto negli altri, ma nel rispetto anche di sé stessi, con l’orgoglio della propria dignità e della propria esistenza…

Grazie Mandela, davvero, di cuore, perché oltre che essere un mio personale e costante punto di riferimento ritengo anche tu sia uno dei pochi, fulgidi, esempi di come, realmente, un altro mondo sia possibile… sono pochi questi esempi ed è per questo che bisogna tenerli più cari e più presenti che mai…

Ed io, nel mio piccolo, farò del mio meglio, e con tutta la passione di cui sono capace, per ricordarti in ogni mia “espressione” personale e professionale… perché sei, e sarai sempre, lì, ogni giorno a ricordarmelo… per fare in modo che io ne parli, per farlo comprendere a quante più persone sia possibile…

Perché come hai detto anche in una tua famosa frase “Un vincitore è solo un sognatore che non si è mai arreso”… E se nella vita non mi sono mai arreso ed ho sempre avuto il coraggio di rialzare la testa, anche nelle notti più buie e più lunghe, è stato anche grazie al tuo esempio… d’altra parte un’altra tua famosa frase dice che “la maggior gloria nella vita non è non cadere mai, ma rialzarsi ogni volta che cadiamo”… del resto, così è la vita, cadere sette volte e rialzarsi otto…

Che il cielo sia con te, Madiba… e che un po’ sia anche con tutti noi…