Stella, i pesci rossi e la “memoria” dell’amore

Ieri sera, in televisione ho avuto modo di rivedere un film che quando era uscito, qualche anno fa, mi aveva colpito molto: FRATELLI UNICI. Un film che, onestamente, non mi ricordavo più. E’ stato in qualche modo una metafora della storia di uno dei protagonisti… rivedere un film di cui non avevi più memoria e “ri-scoprirlo” e “ri-gustarlo”, un frammento dopo l’altro. E, rivedendolo, mi sono anche ricordato che all’epoca avevo scritto per il mio blog (Formamediazione) una recensione. La riporto con piacere anche nel mio sito.

Pare che i pesci rossi abbiano una memoria di soli tre secondi ed è questo che permette loro di vivere dentro una boccia d’acqua.

Questa è un concetto che ritorna più di una volta nel film Fratelli unici, del regista Alessio Maria Federici, con Raoul Bova, Luca Argentero, Carolina Crescentini e Miriam Leone.

Due fratelli, che vivono due vite completamente diverse. Pietro (interpretato da Bova) è un medico “carrierista” che si è lasciato alle spalle moglie e figlia e Francesco (Argentero) è stunt-man senza futuro il cui unico obiettivo è portarsi a letto ogni sera una donna diversa. Si ritrovano costretti a convivere per un incidente che capita a Pietro e che gli fa perdere la memoria.

Quale migliore occasione, per tutti, per provare a ripartire da capo? Per Pietro, innanzitutto, che – resettando completamente la propria esistenza – ha l'”abbraccio facile”, ringrazia tutti per qualsiasi cosa, guarda le cose con occhi nuovi, ogni giorno, riscoprendole e trovandone, forse per la prima volta, il loro significato. Delle cose, come delle persone… e lo stesso vale per i sentimenti.

Cosa è l’amore? E cosa farebbe chiunque di noi se avesse la possibilità, inconsapevole, di ripartire da zero? E, sopratutto, è possibile porre rimedio agli errori commessi?

Queste sono le implicite domande che i due fratelli si pongono. Sì anche Francesco, che non ha avuto nessun incidente, ma che si è comunque perso “pezzi” della propria vita e della propria anima. E scopre – attraverso gli occhi ingenui e “da bambino” del fratello – per la prima volta il sentimento più nobile (che lui, per spiegarlo al fratello e non avendone la minima idea, aveva equiparato al reflusso gastrico!) e la responsabilità che deriva dal “prendersi cura” di qualcuno, la bellezza di fare colazione insieme “la mattina dopo”. Dettagli, forse, ma fondamentali per definirsi “persone con un’anima” e non solo con un corpo.

Poco a poco Pietro ritrova se stesso e trova, finalmente, un rapporto con la figlia Stella, adolescente che cresce ogni giorno nella speranza di avere un padre presente e non solo vivente. Alla fine la memoria tornerà, ma ormai la svolta è avvenuta. Pietro non è più quello di una volta e lo stesso vale per Francesco. Il loro nuovo incontro è ormai avvenuto e la loro vita ne è uscita “trasformata”. E questa ormai deve essere ricostruita su basi diverse, perché non riconosce più i binari su cui pure scorreva, più o meno senza scossoni ed apparentemente inesorabile, fino a qualche giorno prima.

Per concludere, due parole sulla colonna sonora, splendida di Paolo Buonvino, già autore di celebrate colonne sonore (La matassa, L’ultimo bacio, Ricordati di me, Manuale d’amore, Italians, ecc.). Colonna sonora che accompagna perfettamente la lucida malinconia che riempie spesso gli occhi dei personaggi,  le loro attese davanti ad una finestra, nella continua tensione tra il (non) vissuto del passato e la speranza di una nuova esistenza. E lo stesso Buonvino ha firmato la bella canzone di Malika Ayane e degli Stag, Cosa c’è, che riporto di seguito.

Un film semplice, che non ha la pretesa di entrare nel profondo dell’anima, ma che pone a noi, spettatori, domande le cui risposte possono essere trovate solo guardandosi nel profondo dei propri sentimenti.

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