Laboratorio “Uso del cinema nella formazione” al Convegno di ANCoRe

Ieri ed oggi (23 e 24 marzo) sono stato ospite al Convegno Nazionale dell’Associazione Nazionale Counselor Relazionali, dal titolo “Creatività ed espressività nella professione”. Riporto qui un commento su due giorni, davvero divertenti, “emozionali” e significativi per la mia attività.

E’ difficile riportare in poche righe tante impressioni e sensazioni. Fare un sintesi tra le tante immagini che hanno accompagnato i tre laboratori che ho compiuti di fronte a 40 persone (almeno) ogni volta, 120 in totale. Counselor, formatori, coach, terapeuti, dell’associazione ed esterni, da cui, ne sono certo, ho imparato molto di più di quanto spero di aver trasmesso.

Una premessa

Eppure la giornata di ieri, iniziata alla grande, con una partecipazione e un coinvolgimento notevole nel laboratori della mattina, a ora pranzo è stata caratterizzata da una “rogna”. Una cosa che non mi era mai capitata. Nulla di grave a livello fisico, ma certamente qualcosa che -quando accade- colpisce nel profondo della propria identità. E così, all’inizio del laboratorio del pomeriggio ho fatto una cosa che non ho fatto mai. Perchè c’è sempre una prima volta e quello che suggerisco spesso nei corsi di public speaking, questa volta sì, era importante che fosse applicato anche a me.

Il supporto dei partecipanti

Ho chiesto il supporto della persone che erano lì con me. Del resto, facendo una battuta, è il minimo visto che ero in presenza di 40(!) counselor. Perchè un formatore fa parte del gruppo, lavora con e insieme ai partecipanti. E’ con loro ed è giusto che condivida uno stato d’animo “contrario”, quelle poche (nel caso mio dico con orgoglio pochissime) volte in cui esiste una situazione di questo genere. E così, esternare il mio stato d’animo, dire che lo facevo proprio per “buttarlo fuori”, non sentirne più il peso e superare ogni possibile influenza, mi ha fatto di nuovo prendere quota, poco a poco, parola dopo parola, battuta dopo battuta. Ho trovato in molti partecipanti solidarietà e simpatia e già alla fine del debriefing introduttivo, ero già tornato pienamente in carreggiata per presentare ai partecipanti i risultati dei miei studi sui video, su ciò che li rende importanti ai fini dell’apprendimento, come fare per usarli anche da un punto i vista tecnico.

Il format

Avevo preparato una versione “light” (dato il tempo a disposizione, inferiore rispetto al solito) di un  format ormai collaudato che nasce dalla grande passione verso “la settima arte”, la riflessione sull’uso del cinema (e, più in generale, dei video) ai fini dell’apprendimento e, da ultimo, dalla pratica offerta dai diversi laboratori che su questo tema ho fatto in ambito AIF (Associazione Italiana Formatori). In realtà sono stati tre laboratori diversi, a dimostrazione del fatto che il mio lavoro sembra “sempre” lo stesso, mentre in realtà ogni volta è diverso. Anche quando, come in questa occasione, devo fare di seguito tre laboratori di quasi due ore.

La struttura del mio laboratorio prevedeva, una icebreaker iniziale su un confronto tra i film “significativi” per la propria attività. Poi prima parte sulle metodologie di apprendimento legate all’uso del cinema (e dei video), le caratteristiche del “formatore-cinefilo” e le modalità di utilizzo delle scene dei film nei percorsi di formazione. A seguire, una seconda parte, esperienziale, di lavoro su una scheda di progettazione per l’uso delle scene nelle attività di formazione. La conclusione era molto evocativa, con un video di una canzone che adoro e che rappresenta la sintesi tra musica, cinema e formazione (di cui parlerò avanti).

L’esperienza dei partecipanti

In corso d’opera il programma è cambiato, perchè -pur intorno ad alcuni punti di riferimento- i tanti spunti emersi dall’aula, la competenza e la preparazione dei counselor e dei colleghi formatori presenti hanno creato una sinergia che, onestamente, difficilmente mi capita di incontrare in aule di formazione. Intanto, ho scoperto che molti usano -con grande efficacia- i film e i video. Alcuni hanno ripreso l’esperienza storica del cine-forum per farne qualcosa di completamente nuovo (Franco). Altri usano i video in modo creativo e in interventi con bambini anche molto piccoli (Cristina e Angela, Mariangela e Desiree) o nel rapporto one-to-one. Altri ancora, lavorano come coach per i relatori di alcuni TED Talk svolti in Italia (Angelo) o usano famose pubblicità ad uso “motivazionale” per “partire alla grande” in aula (Nadia). Insomma, chi più chi meno, molti hanno intrapreso intorno al cinema e ai video un vero e proprio percorso personale che hanno voluto condividere in aula. E’ stato davvero un incontro “magico” di formazione e confronto tra formatori e counselor in cui, spesso, il mio ruolo era quello di facilitare il dialogo e mettere a fatto comune le diverse esperienze per far emergere un contributo il più possibile “sinergico”.

Feedback

E sentire che il mio laboratorio è stato fonte di ispirazione e di sistematizzazione di metodo e struttura riguardo all’uso del cinema è stato per me motivo di grande soddisfazione. Riporto alcuni dei feedback che ho ricevuto da alcuni partecipanti, dico onestamente tra i più belli che abbia mai ricevuto nella mia (ormai) ventennale carriera, in giro per l’Italia:

  • “La tua presentazione è stata tutto quello che vorrei fare io…” (Laura);
  • “La tua presentazione da significato alla parola ‘coerenza’ tra essere ed apparire” (Walter);
  • “Hai una super carica coinvolgente” (Liana).

E la cosa che mi fa ancora più piacere è pensare che, in fondo, io non ho fatto nulla di più che essere me stesso. Come mi capita anche in radio, è come se mi mettessi in modalità “on”, tale per cui entro nel mio “flusso” (come direbbe Daniel Goleman), in cui non sento tempo che passa o fatica e i sensi si amplificano per cogliere ogni informazione, segnale o elemento che permetta di lavorare ai fini dell’apprendimento, con me che sono -insieme al gruppo- parte integrante di quel “fenomeno”.

Esco “rinvigorito” da questi due giorni. Sul piano personaleprofessionale come su quello associativo. Sul primo, infatti, sono sempre più convinto su quale sia la mia direzione di sviluppo professionale, le tematiche che voglio approfondire e su cui voglio “spendere” le mie energie. Per uno sviluppo che, come richiede il nostro ruolo di formatori-facilitatori, è in continua evoluzione. Sul secondo perché ho trovato una associazione (ANCoRe) ben strutturata, con grandi capacità organizzative e di richiamo, da cui anche Aif può imparare e per cui può essere invece un riferimento.

Conclusioni

Tra i punti in comune dei tre laboratori, certamente c’è stata la parte finale. Ero deciso se proporre a ogni laboratorio un video musicale diverso e invece, lasciando un minimo di spazio all’improvvisazione (ma sempre ben preparata), ho deciso, dopo il primo, di continuare a proporre anche nei successivi il video di un brano che in questi giorni sto sentendo tanto e che ho riscoperto attraverso il film The Greatest showman. E’ la canzone di P!nk, A million dreams, che ha un video molto commovente, fatto da tanti frammenti tratti da alcuni grandi film. E’ un invito alla resilienza, a rialzarsi, anche dopo una rovinosa caduta, a credere sempre in sé stessi e a propri sogni, perchè la vita è più forte di tutto.

E poi, come diceva anche Nelson Mandela: “Un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è mai arreso”. Non a caso, è uno dei miei “mantra”…

Un sentito ringraziamento va alla Presidente dell’Associazione ANCoRe, Tina Bruzzese per questa splendida opportunità 🙂

Link per consultare la presentazione e il programma completo del Convegno.