Il Campione, ovvero un film sul Viaggio dell’Eroe

Questo film mi aveva incuriosito fin dal primo trailer visto. Il fatto che: parlasse della storia di un giovane calciatore; facesse risuonare in me qualcosa (sono padre di due ragazzi che hanno una profonda e viscerale passione per il calcio); avesse come protagonista uno dei miei attori italiani preferiti (Stefano Accorsi), che stimo fin dai tempi di una famosa pubblicità di un gelato; infine che riguardasse la squadra che amo (la Roma). In breve questo film aveva molte caratteristiche che me lo rendevano attraente.

Ieri l’ho visto e devo dire che questo film non ha tradito la mie attese. [Attenzione: questa recensione contiene spoiler sul film]

TRAMA

Christian Ferro (interpretato da Andrea Carpenzano) e’ un giovane e già affermato calciatore della Roma. Un ragazzo che, riprendo da un articolo di Arianna Finos del 10 aprile scorso su Repubblica.it «gira in Lamborghini, ha una ragazza da 500 mila followers su Instagram, vive in una villa con piscina insieme al padre redivivo e scroccone, amici persi nel frastuono dei videogiochi, un manager manipolatore e un maialino domestico».

Un giovane che non esiteremmo a definire “scapestrato”, termine che rende bene l’idea del giovane idolo delle folle, tutto genio e sregolatezza. Che tutto può e nulla su cui debba rendere conto, a causa del suo grande talento nel praticare “il gioco più bello del mondo”.

Un ragazzo per cui sarebbe perfetta la citazione tratta da una famosa canzone di Caparezza, Ti fa stare bene: «Del nero lutto di chi non ha niente a parte avere tutto…». Infatti, Christian apparentemente ha tutto: fama, soldi, una ragazza bellissima, un gruppo di amici onnipresenti. Ma in realtà non ha quello di cui avrebbe realmente bisogno: una famiglie e degli affetti veri. E “sfoga” questa mancanza con un lunga lista di bravate che gli costano tanto clamore.

E il suo presidente, stufo di tutto questo (soprattutto delle sue “imprese” extra-calcistiche”) decide di forzare la situazione per fargli decidere, finalmente, che è meglio crescere. A partire dal raggiungimento del diploma. E così, si mette alla ricerca di un insegnante privato che aiuti Christian a superare l’esame di maturità.

In tanti si presentano al colloquio, più o meno competenti; ma nessuno come Valerio Fioretti (interpretato da Stefano Accorsi), insegnante di Italiano, Lettere e Filosofia che ha abbandonato volontariamente la scuola, sa incarnare quello di cui Christian ha bisogno. Un professore che prenda a cuore le sorti extra-calcistiche del campione e che resti sul piano scolastico, senza esserne tifoso o adulatore.

GLI SPUNTI PER L’APPRENDIMENTO

Il film e’ un romanzo di formazione. Tuttavia, attenzione, non solo per il giovane campione, ma anche per il mentore. Infatti, la storia del primo è certamente più “riconoscibile”: ha perso la padre pochi anni prima ed il padre, assente per molti anni, si è rifatto vivo da poco tempo. Per l’insegnante, invece, all’inizio si sa soltanto che fa fatica a sbarcare il lunario (infatti, dopo le prime schermaglie al colloquio, accetta soltanto per l’alto stipendio che l’incarico prevede) e, man mano che procede la storia, si scoprirà anche che ha perso un figlio e che si è lasciato con la moglie. Di fatto mettendo in stand-by la sua vita, tra un lavoro che non ama più e l’incapacità di andare avanti come persona, sempre più abbandonato a sé stesso.

Stefano Accorsi in un’intervista a Corriere.it ha descritto così il suo personaggio: «Insegnava storia e filosofia in un liceo, si è ridotto a dare ripetizioni. È l’incontro tra due persone, due mondi che sembrano incompatibili, che cambia la vita a entrambi».

IL VIAGGIO DELL’EROE

Un romanzo di formazione che, a mio avviso, può essere riletto anche secondo questa particolare chiave di lettura, identificato da Joseph Campbell nel suo celebre volume, L’Eroe dai mille volti. Questo identifica lo schema del percorso evolutivo in cui si struttura l’esperienza umana. Lo snodo del racconto segue un percorso evolutivo ben preciso, di superamento e risoluzione di difficoltà e di trasformazione del personaggio principale. L’Eroe è ovviamente Christian Ferro che, secondo l’articolo di Stefania Ulivi su Corriere.it del 18 luglio 2018, «deve coniugare una vita da rockstar, in balia della curiosità di pubblico e tifosi con la fragilità da ragazzo con problemi di apprendimento e vita familiare complicata».

All’inizio del film lo vediamo nel suo mondo (che Campbell definirebbe “il mondo ordinario”) e le prime scene mostrano una sua “bravata” (il tentativo di furto di capi di abbigliamento insieme ai suoi amici, concluso con selfie con le guardie giurate e autografi quasi per tutti) e l’ambiente che lo circonda (a casa, tra amici, padre e “varia umanità”).

Questa struttura ben si adatta al “percorso” che il personaggio interpretato da Andrea Carpenzano compie, dall’inizio alla fine del film. E, visto che io apprezzo molto la “traduzione” che del viaggio dell’Eroe fa Christopher Vogler nel suo volume Il Viaggio dell’Eroe, uscito dal cinema e riflettendo sul film, ritengo che siano applicabili anche alcuni degli archetipi richiamati da Vogler, che nel film sono soprattutto figure che l’Eroe incontra durante il suo viaggio di cambiamento e trasformazione.

GLI ARCHETIPI

  • IL MESSAGGERO

Nel Viaggio dell’Eroe il messaggero da la motivazione all’Eroe per intraprendere il cambiamento; lo richiama alla sua avventura. In questo caso, il messaggero non è una persona, ma è rappresentato da una decisione imposta dal Presidente della società di calcio che, dopo l’ennesima bravata (appunto, il furto al centro commerciale con conseguente denuncia penale da parte della proprietaria del negozio) decide che per Christian è arrivato il momento di cambiare, avere più disciplina e prendere il diploma. Una frase importante del Presidente è: «Ti becchi 3 milioni l’anno e le uniche cose per le quali sei pagato sono allenarti e giocare a pallone. Stai sempre sui giornali per le tue continue cazzate!».

Anche se Christian all’inizio si opporrà con tutte le sue forze al cambiamento non potrà far altro che assecondarlo, se vuole continuare a fare quello che ama di più. Giocare a pallone. E ci sarà anche una seconda chiamata, una vera e propria ultima chance per lui. Quando, dopo un momento iniziale di resistenza e confronto non costruttivo con l’insegnante, il Presidente terrà in tribuna Christian e questo capisce che non può più continuare a scherzare e far finta che l’insegnante non esista.

  • IL MENTORE

Nel viaggio dell’Eroe di Christian Ferro, certamente Valerio Fiorelli ha le “stimmate” per incarnare l’archetipo del mentore, ossia chi da supporto al protagonista e lo segue nel corso del viaggio. Valerio a più riprese mi ha ricordato lo psicologo Sean Maguire (Robin Williams) in Will Hunting – Genio Ribelle.

Perchè anche qui lo psicologo, dopo un periodo iniziale di duro (e forse inevitabile) confronto con il giovane “scapestrato”, vince la sua diffidenza e diventerà quasi un padre, un punto di riferimento nella crescita del giovane talentuoso campione. Inoltre, anche in questo caso, l’insegnante ha un duro passato con cui fare i conti. Lì, la morte della moglie; qui la perdita si un figlio. E, infine, anche qui il mentore sarà cambiato da confronto con il giovane, superando il suo “stand-by esistenziale” per tornare di nuovo a vivere.

  • I GUARDIANI DELLA SOGLIA

Sono tanti i personaggi che nel film rappresentano questo ruolo. Ruolo che è il simbolo degli ostacoli che l’Eroe incontra durante il viaggio. I guardiani della soglia sono ciò che “frena” il protagonista della storia, che lo consiglia a non intraprendere il viaggio di cambiamento.

Nel film, questo archetipo è interpretato prima di tutto dagli amici che, fin dalla prima scena, lo provocano, dicendo che è non è più quello di una volta soltanto perchè, in un centro commerciale, si rifiuta di prendere in giro una commessa. E sono anche quelli che sono sempre presenti nella sua vita e rappresentano le c.d. “cattive compagnie”. Ma è una pessima compagna di viaggio anche la fidanzata, giovane influencer da 500.000 follower che come i suoi amici “sfrutta” la fama di Christian per amplificare la sua notorietà.

E non è un caso che, a un certo momento del film, al termine della prima grande prova dell’Eroe, Christian li caccerà di casa, proprio perchè capisce che loro non hanno a cuore il suo benessere ma solo il loro. E i Guardiani della soglia torneranno potenti anche nella seconda parte del film, in occasione della prova più importante per l’Eroe (ne parleremo successivamente).

  • IL MUTAFORME

Nel Viaggio dell’Eroe lo shapeshifter è l’archetipo “instabile”. E’ il personaggio che cambia forma, si traveste. L’amico che diventa nemico e viceversa. Ha la funzione di seminare dubbi lungo il percorso. Nel film, per me, è il procuratore Nico. Personaggio sfuggente, che va dove tira il vento, ma sempre cercando di perseguire il proprio obiettivo che qualche volta coincide con quello del suo assistito, altre volte meno. Quando la società vuole che Christian “cambi registro” asseconda il volere della società, quando invece capisce che la società -per propri interessi- vuole vendere il giovane campione ad una squadra inglese, segue questa direzione, cercando di persuadere Christian a trasferirsi a Londra (dove peraltro avrebbe guadagnato molto di più). Ma il campione non è interessato tanto ai soldi, quanto a rimanere a giocare nella sua squadra del cuore.

Ma anche il presidente mostra una certa contraddittorietà, in occasione dell’arrivo dell’offerta milionaria della squadra inglese. Infatti, smette di cercare di dare disciplina al giovane campione per buttarlo sul primo aereo in volo per Londra. Preoccupato soprattutto del fatto di guadagnare quanto più possibile dal campione, prima che il contratto arrivi a scadenza.

  • L’OMBRA

Nel viaggio dell’Eroe, rappresenta ciò che non ci piace di noi stessi. E quando l’eroe è bloccato da dubbi o sensi di colpa, adotta comportamenti auto-distruttivi, diventa egoista, ecc. Nel film, a mio avviso l’ombra è rappresentato dal padre di Christian. Un personaggio che fin dalle prime battute sembra più che altro l’ennesima persona che cerca di sfruttare i vantaggi e i benefici economici dati dalla carriera del campione.

Niente di nuovo rispetto alla figura tipica dell’ombra; del resto nei film spesso le ombre degli eroi si riferiscono a pessimi rapporti con i genitori (soprattutto il padre). Tuttavia, in questo caso, l’aggravante è dato dal fatto che Christian ha perso la madre e il padre è stato per troppo tempo lontano, contribuendo a far perdere al ragazzo quella direzione che il successo nel calcio ha reso ancora più confusa, almeno fuori dal terreno di gioco. E le intemperanze di Christian nascono anche dal suo “lato oscuro”, dai suoi buchi affettivi e dalle difficoltà di crescere come uomo con la stessa velocità con cui si è, invece, affermato come calciatore.

  • TRICKSTER (L’IMBROGLIONE)

Nel viaggio dell’Eroe è il nemico dello status-quo. Rappresenta l’elemento creativo e, spesso, ironico. Agisce al di fuori della regole. Spesso è un personaggio quasi, “da cartone animato”. In questo film non è rappresentato da una persona, bensì da un animale, ossia un maialino che Christian tiene in casa propria.

Allevato come fosse un piccolo cane, un animale da compagnia. Il maialino che gira nel prato della villa di Christian rende perfettamente l’idea del caos e della confusione che animano la vita del giovane campione, “immerso” nella “varia umanità” che caratterizza la sua esistenza fuori dallo stadio e dal centro sportivo dove si allenava. Non a caso, per provare a combinare qualcosa e prepararsi degnamente agli esami, Valerio porta il campione a casa sua, per alcune full-immersione lontano da ogni distrazione.

LA PROVA CENTRALE

E proprio nel momento in cui Christian, finalmente, inizia a regolare qualche conto con il passato che la situazione precipita. Infatti, il padre intasca i 150.000 euro della fondazione che aveva aperto a nome della madre e lo scandalo si ripercuote su Christian. Il suo insegnante, nel tentativo di difendere il giovane e per fargli capire chi fosse davvero il padre, accusa quest’ultimo. Ma Christian, anche se si accorge dell’imbroglio, accetta la cosa, prende le difese del padre e anzi allontana Valerio.

Questo lo porta di nuovo sulla strada precedente, con nuovi contatti con i suoi amici. Sembra che tutto possa riprendere come prima. Ma questa situazione non può durare e il “nuovo” Christian scalpita nei vecchi panni e torna rapidamente a sentire quella solitudine che prima era tutto sommato accettabile, ma che ora diventa insostenibile. Per questo, al culmine di una festa nella sua villa, molla tutto e tutti per andare a cercare riparo (e una buona conversazione) dalla sua nuova fiamma, Alessia (interpretata dalla giovane Ludovica Martino).

La ragazza è un altro personaggio positivo del film, che ha un forte ascendente nei confronti di Christian e che si rivelerà uno dei pochi “alleati” nel nuovo percorso di vita del campione. Alessia, studentessa di medicina che a Trigoria svuota e rifornisce i distributori automatici. Per niente attratta dalla fama e dal successo del campione, ma che con Christian ha un punto in comune. Infatti, anche lei è nata nel quartiere del Trullo e come tale ha conosciuto il giovane quando erano ragazzini e ha conosciuto anche la madre.

UNA SCENA UTILE PER IL FORMATORE

Oltre al viaggio dell’Eroe, il film è utile anche per comprendere le dinamiche degli stili di apprendimento, spesso molto personali e difficilmente riconducibili a “etichette” nel precise. Infatti, è illuminante la scena in cui Valerio finalmente capisce come deve relazionarsi con lo stile di apprendimento di Christian. E ciò avviene dopo il fallimento iniziale dei tentativi che si sviluppavano attraverso la tradizionale lettura dei libri. Christian, preso anche dalla sostanziale indifferenza verso gli esami e lo studio, manifesta anche una certa fatica a seguire l’insegnante. A immagazzinare tutte quelle informazioni. Questo lo frustrava e lo faceva sentire un incapace.

Tuttavia, Valerio a Trigoria (il centro sportivo di preparazione della Roma), scopre che Christian ha visione dei moduli di gioco e talento per gli schemi. E così crea delle le mappe concettuali per spiegare la Prima guerra mondiale e il resto della storia creando, finalmente, un vero contatto con il giovane campione.

CONCLUSIONI

Il Campione è un film che consiglio a chi si occupa di formazione, coaching e counseling perchè permette di lavorare su livelli diversi: sugli stili di apprendimento, le dinamiche della relazione one-to-one (la definizione del setting, le modalità di comunicazione, ecc.), lo sviluppo del rapporto (lo sviluppo del clima e della fiducia, la comprensione del momento in cui è opportuno “lasciar andare”, ecc.), ma soprattutto la crescita reciproca dei protagonisti della storia, ciascuno con un proprio percorso, una propria evoluzione.

Questo è uno dei miei argomenti preferiti perchè in qualsiasi “relazione” di questo tipo e che funziona, il confronto genera apprendimento e questo genera arricchimento reciproco e condiviso. E visto che ho già fatto sufficienti spoiler, ne faccio anche un altro, sull’ennesima (apparente) bravata di Christian che, il giorno dell’inizio del ritiro con la nuova squadra, non si presenta. Nessuno sa dove sia il giovane campione, ad eccezione di Valerio che, appena sentita la notizia in televisione, corre a scuola dove sa che troverà l”Eroe”. Infatti, ha disertato il ritiro per andare a fare l’esame di maturità da privatista, senza dire niente a nessuno. Perchè sente che quella è la cosa giusta da fare, prima di intraprendere una nuova avventura sportiva.

E quell’incontro davanti al liceo segna il “ritrovarsi” tra mentore e eroe, per una viaggio che ha portato ad un ritorno nel mondo ordinario per l’Eroe, ma con una ricompensa per entrambi. Per il primo, che finalmente “ha messo la testa a posto” e può iniziare la propria vita, nella direzione che finalmente è la sua e non quella che risponde alle aspettative di altri. Per il mentore che ritrova la sua compagna di vita e la passione per la propria professione.
Si è chiuso un ciclo, per essere pronti per un nuovo viaggio di evoluzione personale… anche grazie alla splendida canzone dei Placebo, Special needs, che chiude il film e con cui voglio chiudere anche la mia recensione…

Sul tema dell’uso del cinema nella formazione, è possibile leggere anche il mio libro “Ciak… Motore… Form_Aaaazione. Vademecum filmico per il formatore non convenzionale” (Palinsesto, 2016).

Su questo film farò una puntata speciale della mia trasmissione Così Parlò Cerathustra lunedì 29 aprile alle 21:00, a Radio Godot.

Il Campione, Italia, 2019. Regia di Leonardo D’Agostini, con Stefano Accorsi e Andrea Carpenzano.