Con un video TED, vinciamo la paura di parlare in pubblico attraverso la musica

Il secondo video TED che prendo in esame è quello di Joe Kowan che ha trovato un modo molto astuto di gestire l’ansia di salire sul palco.

I video TED rappresentano una grandissima fonte di ispirazione e in essi si trovano tanti spunti sul public speaking. Nei giorni scorsi, ad es., ho visto un video molto interessante che tratta questo tema attraverso la musica. In particolare, come essa può essere utilizzata per superare le difficoltà di esibirsi in pubblico. Il video è quello di Joe Kowan, musicista folk americano che ha confessato di avere il terrore di salire sul palco. 

La volontà di superare la paura a tutti i costi

Nel suo intervento parla di come si è imposto di superare questa paura, salendo su un palco di un locale, per esibirsi di fronte a 20 persone. Ha descritto nel dettaglio quello che accade quando si ha paura: scarica di adrenalina, aumento del battito cardiaco; il respiro si fa veloce; la bocca diventa asciutta; il sangue non affluisce più alle estremità; le pupille si dilatano; i muscoli si contraggono. Tutto il corpo, in breve, è in fermento.

Racconta inoltre di come, nonostante le difficoltà iniziali, abbia provato e riprovato ma senza grande successo. Molti, nei suoi panni, probabilmente avrebbero finito per arrendersi. Ma non lui e attraverso una buona dose di creatività e ancora più di coraggio, ha deciso di intraprendere un’altra strada. Racconta infatti nel video: “Cominciai a scrivere una canzone sulla paura da palcoscenico. Primo, confessando il problema, le manifestazioni fisiche, come mi sentivo. E poi mettendoci cose come la voce tremolante, sapevo che avrei cantato un’ottava più alto del normale, perché ero nervoso. 

Un canzone per superare l’ansia da palcoscenico

Avere una canzone che spiegava al pubblico quello che gli accadeva, nel momento esatto in cui gli stava accadendo, dava al pubblico una prospettiva nuova, dal punto di vista di chi la paura la vive direttamente, facendoli riflettere. In questo modo, il pubblico non avrebbe dovuto sentirsi a disagio, ma potevano provare tale disagio insieme a lui. L’originalità di Kowan è che ha puntato l’attenzione su qualcosa che probabilmente nessuno ha mai fatto prima, suscitando in questo modo una profonda empatia da parte del pubblico. Infatti, chiunque, attraverso questa canzone, potrebbe riconoscersi nelle sue parole e nelle sensazioni che descrive. Visto che è una cosa che capita spesso, a tante persone. 

E Kowan sottolinea anche come questa intuizione gli abbia permesso di “uscire da sé stesso” coinvolgendo il pubblico: “Pensando al pubblico, accettando e sfruttando il mio problema, sono stato in grado di prendere una cosa che bloccava il mio progresso, e trasformarla in qualcosa di essenziale per il mio successo”.

La musica, un modo efficace per condividere il proprio stato d’animo

Questo video mi ha ricordato una canzone di un giovane talento italiano, Martina Attili, che durante le audizioni per l’ultima edizione di X-Factor ha proposto la sua canzone Cherofobia. In essa Martina racconta la sua paura di essere felici e le sensazioni che lei prova nell’affrontare un sentimento che non conosce e che le incute un forte timore. 

Raccontarsi in forma di canzone per presentarsi, ma anche per spiegarsi e farsi conoscere. Questo è storytelling… in forma musicale. Qualcosa che fa parte dell’esperienza di chi racconta (in questo caso attraverso le note e la melodia) per far capire al pubblico “cosa si prova”. “Come lo spiego quando nessuno ti capisce Quando niente ti ferisce?”. E ancora: “E ogni volta che qualcosa va come dovrebbe andare… Penso di non potercela fare”. 

Visto da fuori ciò può sembrare incomprensibile. Ma se lo leggiamo con le parole di chi prova quelle sensazioni, forse riusciamo a entrare nell’anima di chi ha composto la canzone e cogliamo qualche spunto che ci fa vedere le cose da un nuovo punto di vista. E allora, la comprensione diventa più semplice.

La potenza dell’auto-ironia

Il video di Kowan mi ha colpito anche per altri motivi. Innanzitutto, l’utilizzo dell’ironia: il musicista, infatti, racconta la sua paura scherzandoci su: “Il sistema nervoso è un idiota. Veramente? Duemila anni di evoluzione umana e ancora non riesce a capire la differenza tra una tigre dai denti a sciabola e 20 cantanti folk in una serata a microfono libero?”. L’auto-ironia, nella comunicazione in pubblico, è uno mezzo molto potente per creare una connessione con il pubblico.

Affrontare con efficacia i pensieri-killer

Per il secondo motivo, riprendo invece un concetto espresso da Carmine Gallo nel suo volume Comunicare come Steve Jobs e i migliori oratori degli eventi TED che, a proposito dei c.d. “pensieri-killer” (p. 235) dice che se non possiamo controllare ciò che gli altri dicono di noi, possiamo certamente controllare quello che noi diciamo di noi stessi e limitare così i commenti degli altri. “Invece di bloccarvi sui pensieri negativi, riformulate quei pensieri e sostituiteli con parola capaci di infondere fiducia e forza di motivazione” (p. 235). L’efficacia di un approccio come quello di Kowan deriva, pertanto, dall’aver trovato la “propria strada”. Infatti, cosa c’è di meglio che vincere i propri pensieri-killer esternandoli attraverso l’ironia e la composizione di una canzone? 

Il public speaking, come modo per esternare la propria creatività

E qui arrivo al terzo e ultimo motivo di ulteriore interesse del video: la creatività. La paura di parlare in pubblico è uno dei temi “caldi” di questo argomento e, durante i corsi, siamo sempre prodighi di consigli su come gestirla e superarla. Anche se, come dico sempre, un po’ di “sana” ansia fa bene e ci aiuta a concentrarci meglio (per me è sempre stato così, fin dai tempi dell’università. Se non c’era ansia, non c’era “focalizzazione sull’obiettivo”). Quello che importa è che ognuno riesca a trovare la propria strada, i propri metodi per riuscirla ad affrontare. 

E Kowan, mettendo in note e melodia la sua paura, ha affrontato le sue paure in modo coraggioso e creativo al tempo stesso. Ha cercato un appoggio da parte del pubblico, visto non solo come elemento “valutatore”, ma anche di “supporto”. E così ha ribaltato il tradizionale rapporto tra noi e la paura. Cosa che dipende certamente da noi, ma per cui  possiamo trovare modi che ci aiutino a gestirla anche attraverso le persone che incontriamo.

Per concludere, la domanda viene spontanea: quale è il vostro modo di affrontare il timore di parlare in pubblico?