Fare formazione on-line: la mia esperienza

Pochi giorni fa ho concluso il mio primo corso erogato totalmente da remoto. Ho raccolto in questo articolo alcune mie riflessioni.

Quando il 29 febbraio, giorno della mia ultima esperienza di aula prima del lockdown dovuto al coronavirus, ho salutato i partecipanti, ci siamo scambiati la speranza di incontrarci presto in aula. Certo, non avrei immaginato che tutto si sarebbe di fatto “azzerato” e che, di lì a poco, sarebbero iniziati i miei lunghi approfondimenti su modalità alternative di fare formazione.

Io, che da sempre considero l’aula come la mia seconda casa, l’habitat naturale del mio “essere” formatore, ho iniziato a fare i conti con una modalità di facilitazione dell’apprendimento diverso da quello a cui ero abituato. Conoscevo già la formazione on-line, per la verità, per attività diverse su cui sono stato coinvolto già da qualche tempo, anche se era soprattutto qualcosa che avevo trovato in corso ed a cui non avevo dato il giusto peso.

E così giovedì, a distanza di 50 giorni da quell’aula del 29 febbraio, in questa emergenza praticamente un’”era geologica” fa, finalmente, dopo una serie di webinar dei giorni precedenti, esperienze di approccio alla formazione vera e propria, ho terminato la mia prima esperienza di formazione on line tramite la piattaforma Zoom.

La curiosità di misurarmi con un’esperienza diversa

Ho approcciato il corso con la curiosità di vedere come sarebbe andata, in questa esperienza che mi aspettavo così diversa dalle altre che avevo avuto nei miei quasi 20 anni di carriera professionale. L’ho detto fin da subito ai partecipanti, che stavo vestendo dei panni diversi dal solito, che avrei iniziato un “viaggio” personale prima che professionale alla scoperta di un modo (quello della formazione on-line) che conoscevo a livello di webinar, di realizzazione di prodotti per l’e-learning, ecc. ma che in fondo non avevo mai pienamente praticato a livello di formazione su una durata più ampia.

Il tema è stato quello delle tecniche di comunicazione efficace per la mediazione che ho diviso in quattro argomenti (uno per modulo):

1) Gli elementi della comunicazione e l’impatto sull’efficacia: Verbale, Para-verbale e Non verbale.

2) Cerca di capire e poi di farti capire: Ascolto, Empatia e riformulazione.

3) Come parlare per far sì che gli altri vogliano ascoltare: la Comunicazione Ecologica.

4) La comunicazione efficace negli ambienti virtuali: riunioni, video-conferenze e call telefoniche.

Alcuni sono temi che tratto già da tempo e per questi la sfida è stata soprattutto quella di riprogettare contenuti che ormai faccio quasi “in automatico”, anche solo con i miei amati video, una lavagna a fogli mobili ed attività esperienziali. L’ultimo, invece era quello realmente nuovo rispetto agli altri, per cui l’ho progettato pensandolo direttamente per un’erogazione da remoto.

I feedback ricevuti

Come è andata? Be’, a valutare dai feedback ricevuti dai partecipanti alla fine del corso devo dire che rappresenta davvero qualcosa di incoraggiante, un’esperienza da ripetere e anzi approfondire. Sia per la questione strettamente legata alla soddisfazione personale, sia per gli stimoli e gli spunti emersi a cui -da formatore di aula- non avevo mai pensato e che invece possono essere un elemento di grande arricchimento sul piano professionale.

Dal punto di vista dei feedback ricevuti, mi ha colpito molto il fatto che il corso sia stato per qualcuno “una boccata di aria pura” in un periodo certamente difficile, oppure che sono riuscito a creare attività che, pur nel contesto virtuale, hanno permesso comunque un buon livello di esperienzialità o ancora che, per qualcuno, nonostante la diffidenza iniziale, l’impressione è stata comunque quella di far parte di un gruppo, anche se in modo diverso da quello a cui era abituato, anche se in modo diverso.

“La formazione a distanza è certamente un’attività diversa rispetto a quella d’aula e chiede una diversa progettazione delle attività”

La ri-progettazione delle attività

Dal punto di vista professionale, invece la soddisfazione principale è stata quella di aver modificato la progettazione delle attività in modo da gestire al meglio le potenzialità della rete e disegnare attività diverse rispetto a quelle che conoscevo meglio e che sono tuttavia risultate efficaci.

Ad esempio, per la prima volta ho utilizzato dei sondaggi. Elementi di cui avevo sentito parlare e che, in corso d’opera, sono risultati molto utili perché rappresentano un modo coinvolgente per iniziare un modulo, chiudere un argomento o anche semplicemente facilitare la fatidica domanda finale “cosa vi portate a casa alla fine di questo corso?” (premesso che, a differenza delle altre volte, stavolta a casa c’erano già… così, scherzandoci su, ho detto “cosa vi portate via chiudendo il computer ed uscendo dalla stanza?”).

Inoltre, ho impostato il corso ripensando alla struttura stessa. Ad es. ho previsto una pausa di qualche minuto alla fine di ogni ora di formazione. Ho notato infatti che, per quanto possa essere molto impegnativa l’aula, la formazione on-line sotto certi aspetti lo è anche di più e anzi richiede forse maggiore energia per l’animazione della comunità di partecipanti. D’altra parte è impegnativa anche per chi segue, per cui, mi è sembrato opportuno prevedere qualche pausa in più rispetto a quanto faccio in aula. Tanto poi abbiamo ampiamente recuperato 😉

Per quanto riguarda la parte esperienziale (cosa a cui tenevo per non perdere una parte fondamentale del corso), ho preferito optare per un lavoro focalizzato su attività individuali su cui poi facevamo un debriefing mirato, con commenti (di tutti) in chat e qualche intervento anche “live”. Anzi, direi che forse è stata anche l’occasione per sentire davvero tutti i partecipanti.

Per ottimizzare i tempi e cercare di limitare al massimo i tempi sospesi, ho anche assegnato dei “compiti a casa” (attraverso la visione di video, test sugli stili comunicativi, di ascolto, ecc.) i cui risultati sono diventati i dati di input all’inizio del modulo successivo.

L’uso delle slide

Una considerazione a parte merita invece l’uso delle slide. Infatti, se nella formazione in aula ormai di slide ne uso poche (mi servono soprattutto come “gancio” per fissare qualche concetto particolare), affidandomi alla lavagna a fogli mobili per co-creare i contenuti del percorso, mi sento di poter dire che nelle attività on-line, è invece opportuno prevedere -in sede di progettazione- un numero di slide significativo. Certo, sempre tenendo a mente i principi del Presentation design.

Questo perchè, a mio avviso, è importante fissare meglio i contenuti di cui si parla attraverso un supporto visivo. Anche in considerazione del fatto che non abbiamo a disposizione la lavagna a fogli mobili. Ovviamente avevo a disposizione la whiteboard che la piattaforma ha messo a disposizione, anche se in qualche caso è stato sufficiente anche un semplice file word per fissare alcuni concetti durante delle attività di gruppo. Anche se mi sento di dire che non è la stessa cosa perchè da remoto è comunque più complesso. Infatti, devi comunque uscire da un ambiente (quello della presentazione della slide o della plenaria con i partecipanti) per entrare nell’ambiente del foglio condiviso e in ogni caso si perde il contatto con i partecipanti (la cosa che per me conta di più in aula). E questo è stato un altro motivo per cui ho preferito usare qualche slide in più.

“La presentazione dei contenuti deve rispettare la ‘regola d’oro’ di John Medina”

La presentazione non deve durare più di dieci minuti

Ovviamente, la presentazione frontale non è mai stata molto lunga, non più di 10 minuti (il tempo di sviluppare 4/5 slide), per rispettare la regola “aurea” di John Medina (secondo cui dopo questo termine l’attenzione delle persone inesorabilmente cala e per riattivarla è necessario fare qualcosa di diverso), dopodiché tornavo in plenaria con tutti (attraverso la modalità di visualizzazione “speaker view” che permette di vedere gli schermi di tutti i partecipanti allo stesso momento per fare un’apertura al gruppo o un debriefing. Quello era anche il momento per confrontarmi con le persone sulle domande raccolte in chat. Anche se devo dire che io ho preferito seguire una modalità mista, nel senso che se vedevo delle domande che potevano essere utili per approfondimenti o considerazioni varie, ho preferito trattarle sul momento, durante la presentazione.

L’uso dei video

Una cosa che non è mancata è certamente la visione dei miei amati video; che siano scene di film o spezzoni di video TED o ancora video trovati in rete, rappresentano sempre uno dei pilastri delle mie attività, in aula come da remoto, anche per introdurre attività di riflessione con i partecipanti. In questo senso, posso dire che non ho riscontrato alcune differenza.

Conclusioni

Anche se ci sarebbe ancora da scrivere altro, ritengo che questa sia una buona sintesi sulla mia esperienza di aula “virtuale”. Una modalità che secondo me avrà un notevole sviluppo anche per noi formatori di aula, a prescindere dalle necessità legate all’emergenza coronavirus.

Chiudo ringraziando gli amici di SPF Mediazione che mi hanno dato questa possibilità e che hanno dato vita ad uno dei primi “esperimenti” di corsi di aggiornamento per mediatori civili in Italia autorizzati dal Ministero di Giustizia. E voglio, ovviamente, anche ringraziare tutte le/i partecipanti perchè, con le loro competenza e i tanti e preziosi contributi, hanno dato vita ad un “laboratorio” per me molto interessante, in cui abbiamo respirato un bel clima di confronto e di sviluppo reciproco.

E come dice Cesare Cremonini in una sua famosa canzone, Buon viaggio (Share the love), “e per quanto strada ancora c’è da fare, amerai il finale…”. Io non so quanta strada ancora dovrò fare per diventare un esperto della formazione on-line (presumo tanta, anche se spero di bruciare le tappe in tempi brevi), tuttavia mi sento di dire che probabilmente, se queste sono le premesse, certamente amerò le fasi successive, ossia il raggiungimento di una piena integrazione tra competenze di aula e competenze on-line. Con vantaggi, evidentemente, notevoli…