La struttura segreta dei grandi discorsi

Nancy Duarte è considerata uno dei “guru” del presentation design, ossia la disciplina che, secondo Maurizio Lacava (autore del volume Lean Presentation design) “spiega come combinare immagini e testo per ottenere una comunicazione incisiva, con un impatto reale sull’audience. E’ un approccio, più che un vero e proprio metodo da seguire passo passo”. Mi permetto di aggiungere anche le modalità di presentazione che fanno del relatore una componente essenziale ai fini dell’esito della presentazione stessa. Le slide, non dimentichiamolo, sono solo un supporto visuale.

Ma torniamo alla Duarte, protagonista del video tratto dai Ted Talks, nel quale tratteggia i passi più importanti di una presentazione efficace. In realtà il video diventa anche l’occasione per raccontare la propria esperienza, professionale ma anche personale. L’assunto iniziale è che oggi l’uomo è condannato ad essere comunicatore. Infatti, qualsiasi sia il nostro lavoro, saper comunicare le cose che facciamo è diventato importante quanto saperle fare, anzi di più. E, in un certo senso, saper raccontare le cose è diventato più importante rispetto al saperle fare.

Per cui, si tratta di comprendere i motivi per cui alcune storie “catturano” più di altre e come fare per inserire i meccanismi della narrazione all’interno delle proprie presentazioni. L’obiettivo non è quello di trovare “la presentazione perfetta”, ma gli elementi che rendono davvero efficaci le nostre presentazioni.

Chi presenta “accompagna” la storia, non ne è il protagonista

Per farlo, la Duarte parte da Aristotele e la struttura in tre parti della storia (iniziale, centrale e finale) e passa attraverso il tema degli archetipi. E già su questo punto c’è un momento molto importante in cui l’attenzione è focalizzata su chi sia l’”eroe” della presentazione. Infatti, contrariamente a quello che si potrebbe pensare il protagonista non è il relatore, ma il pubblico che ascolta. Dice la Duarte, chi presenta non è Luke Skywalker (il celebrato eroe della prima saga di Star Wars), è Yoda (uno dei suoi mentori).

Chi presenta“colui che aiuta il pubblico a spostarsi da una cosa ed entrare nella vostra [rivolgendosi al pubblico] idea speciale e nuova, ed è questo il potere di una storia”.

La struttura ad arco, in cinque atti

Le ricerche e gli approfondimenti hanno portato Nancy Duarte ad “incontrare” Gustav Freytag, drammaturgo tedesco della seconda metà dell’800 che ha identificato una struttura in cinque atti: esposizione, un apice, un’azione verso il basso e un epilogo, ovvero lo sbrogliare o la risoluzione della storia. Riprendendo questa struttura e questa forma ad arco, e soprattutto per vedere se poteva funzionare, l’esperta di presentation design l’ha applicata a due grandi discorsi:

1) La presentazione del primo iPhone nel 2007 da parte di Steve Jobs;

2) Il discorso “I have e dream” di Martin Luther King del 28 agosto 1963 a Washington.

Come si sviluppa una storia

Questa struttura si può applicare ad entrambe le presentazione e, anzi, Nancy Duarte ha notato che tutte le presentazioni che funzionano hanno all’inizio la descrizione della situazione come è nella realtà e come invece potrebbe essere. Il paragone tra le due situazioni dovrebbe portare a trovare notevoli differenze per dimostrare come l’idea che portiamo sia importante e permetta di superare gli ostacoli che impediscono alla situazione di migliorare per arrivare finalmente ad essere quello che dovrebbe essere.

Nella presentazione, quindi lo sviluppo della storia si muove tra passato e futuro, attraverso ciò che è e ciò che invece potrebbe essere. La Duarte usa la metafora della barca a vela. “Quando navigate contro il vento e trovate resistenza, dovete muovere la barca indietro e avanti, e indietro e avanti. In modo da catturare il vento. Dovete catturare la resistenza che viene verso di voi quando navigate. Se catturate il vento nel modo giusto, e spiegate le vele nel modo giusto, la vostra barca a vela andrà più veloce del vento stesso. È un fenomeno fisico”.

Lo stesso vale per le presentazioni. L’ultimo punto, la conclusione di una presentazione, è l’invito all’azione. “Questo è come sarà il mondo, quando insieme risolviamo questo problema”.

Successivamente, la Duarte descrive la rappresentazione della struttura ai due discorsi detti in precedenza, entrando molto nei dettagli delle storie, ma soprattutto dei momenti che li hanno resi celebri.

Come applicare i meccanismi delle storie alle nostre presentazioni

Dopo questa descrizione dettagliata dei due discorsi, l’intervento di Nancy Duarte passa a cercare una concreta applicazione di meccanismi rodati alle nostre presentazioni, a come potremmo rappresentare in modo efficace il nostro modo di presentare. Per farlo, inizia con un collegamento tra Martin Luther King e tutti noi. Tutti noi, infatti, abbiamo una grande idea ma incontriamo delle difficoltà nell’esternarla e così finiamo per auto-sabotare la nostra idea.

Ma non basta, perchè un relatore efficace non si limita a parlare delle esperienze degli altri; un relatore efficace parla di sé; racconta aneddoti personali, tratti dalla sua esperienza e in questo caso specifico del suo impegno dare vita, valorizzare e non auto-sabotare la sua idea. E così, nella parte finale del discorso, parla della sua vicenda personale, degli abusi che ha subito e dell’abbandono subito da parte della madre quando era adolescente. Da queste tristi vicende ne ha tratto la forza per “scegliere una storia differente” per la sua vita.

Conclusioni

Possiamo diventare tutti come Nancy Duarte e Martin Luther King, sembra voler suggerire la conclusione del video. Sì, perchè tutti abbiamo l’occasione per cambiare le nostre storie. E aggiungo che tutti abbiamo la possibilità di imparare il modo di rappresentarlo nel modo più efficace. Perchè se magari non riusciamo a cambiare tutto il mondo, certamente abbiamo sempre la possibilità di cambiare il nostro mondo, la nostra vita, la nostra esistenza. E, come dice Nancy Duarte, “potete cambiare solo ciò che potete controllare. Potete cambiare il vostro ambiente. E sapete perchè? Il futuro non è un posto dove andare… è un posto che dobbiamo creare”.

Il futuro, quindi, dipende dalle nostre scelte, dai nostri comportamenti e dal modo in cui rappresenteremo le nostre idee. L’importante è trovare il modo più efficace per farlo… ecco perchè è sempre importante trovare le parole giuste per rappresentare la nostra “narrazione”.

Link al video di Nancy Duarte